Il Comune di Giaveno si trova in Piemonte, in Provincia di Torino.
Una villa o una fattoria romana. Questa è probabilmente l’origine dell’insediamento giavenese in epoca antica. Gli scavi per l’acquedotto, infatti, hanno portato alla luce ruderi che apparterrebbero ai Gavi, i romani di Torino, dai quali deriverebbe anche il nome: Gavenulae, Vicus Gavensis, Cavena, Iavenum, Giavenno e da qui Giaveno. L’area in cui sorge il paese è favorevole dal punto di vista ambientale, riparata dai venti dalla corona di montagne. Ma anche un luogo tranquillo rispetto alle vicende storiche che hanno messo a soqquadro le zone circostanti, in particolare la valle di Susa. Così Giaveno sviluppa una storia di borgo operoso e tranquillo, a parte alcune brevi parentesi, dedito ad attività in maggior parte agricole ed artigianali.
Secondo quanto riferisce il cronista della Novalesa, passano proprio da Giaveno i Franchi per la manovra di accerchiamento dei Longobardi nella battaglia delle Chiuse in epoca medievale. Ma le prime citazioni scritte riguardo a Giaveno risalgono all’anno 1001, quando l’imperatore Ottone III conferma l’attribuzione della corte di Giaveno insieme ad altri beni al marchese Olderico Manfredi II. Nel 1031 il territorio passa al convento torinese di San Solutore, mentre il 22 giugno 1103 Umberto II di Savoia dona il territorio di Giaveno all’abbazia della Sacra di San Michele.
Il 24 maggio 1286 si svolge a Giaveno, ai piedi del Castrum Bertrandi, la cosiddetta ‘torre delle streghe’, una riunione importante, alla quale partecipano anche i signori di Avigliana, Susa, Piossasco, Rivalta, Cumiana, Bruino, Collegno, Alpignano, Bussoleno e Rivoli: che riconoscono il principe Amedeo come amministratore dei territori piemontesi e valdostani per conto della principessa Guja di Borgogna, vedova del principe Tommaso.
Nel 1347 l’abate della Sacra Rodolfo di Mombello, cui i Savoia hanno donato Giaveno, fa erigere opere difensive in città: sorge così la cittadella fortificata e cinta di mura merlate. I Savoia ritorneranno al comando della città nel 1374, in un momento in cui Giaveno sta diventando sempre più viva dal punto di vista economico, con lo sviluppo di diverse fucine da ferro e tintorie.
Nel 1571 l’abate della Sacra Guido Ferrero fonda il seminario arcivescovile che va ad aggiungersi alla scuola comunale. In questo periodo vengono aumentate le fortificazioni, con la costruzione del fortino San Maurizio nell’alta val Sangone, mentre viene istituito un servizio di guardia sulla Torre dei Calcagni alla Buffa a monte del paese. Proprio in quell’anno Giaveno vive l’invasione francese del generale Lesdiguières, episodio che non turba comunque la pace giavenese.
Tanto è vero che negli anni successivi il reggente, cardinale Maurizio di Savoia, abate della Chiusa, fa costruire la Collegiata di San Lorenzo e la fontana del Mascherone nel parco abbaziale. E Giaveno è meta di villeggiatura per i Savoia, Carlo Emanuele I con la moglie Caterina d’Austria, Carlo Emanuele II e madama reale Cristina di Francia. Vi soggiornano anche san Carlo Borromeo, vescovo di Milano, e san Francesco di Sales. Ha luogo alla fine del 1600 una nuova incursione francese, ad opera del generale Catinat, che anch’essa non turba l’atmosfera di Giaveno.
Il Settecento trova la città trasformata: ci sono 7 fornaci di terracotta, 4 fabbriche di colla, 12 concerie di cuoio, una tintoria di cappelli, una di tela, una di nastri, 4 fucine di ferro, 12 officine di fabbroferraio, 6 fornaci di calce e laterizi. È stata fondata la Congregazione di carità, alla quale si deve la fondazione dell’ospedale.
Nel 1748, anno della pace di Acquisgrana, viene eretto, come monumento alla pace il campanile nuovo.
E con il 1800 Giaveno continua la sua crescita: diventa capoluogo sotto la provincia di Susa, ottiene l’estensione giornaliera del servizio postale, fonda l’asilo infantile e due scuole ‘professionali, cioè il Ritiro dell’Addolorata di don Giacinto Valetti per lavori fenminili, e il collegio degli Artigianelli di don Andrea Pogolotto per calzolai, cappellai e panierai. Intanto si sviluppano le industrie, già avviate a fine Settecento: le filature Sclopis, Richetti, fratelli Molines, Prever. I fratelli Franco aprono la prima cartiera della val Sangone che occupa 300 operai: ben presto impiega un macchinario a ciclo continuo, primo in tutto il Piemonte.
La filatura di cotone Astesiana e Bayla da 250 persone arriverà ad impiegarne 450.
Il mercato di Giaveno fa concorrenza diretta a quello biellese, con telai sparsi in molte case. Come materia prima si lavora la canapa di Carmagnola, i battitoi maggiori sono al Selvaggio, alla Buffa, a Ponte Pietra. Ne 1881 viene impiantato, da Efisia Moda Fontana, il primo opificio industriale a due piani per la filatura della canapa con 36 grandi telai, a Villa lungo l’Ollasio, mentre i fratelli Prever, commercianti di tela di canapa, costruiscono grandi impianti di filatura oltre che a Giaveno nei paesi circostanti, che arriveranno a contare 187 telai industriali.
Con lo sviluppo industriale dell’Ottocento tramonta anche l’illuminazione a petrolio, e il 17 giugno 1868 si accendono a Giaveno i primi lampioni elettrici, così come fanno la loro comparsa i primi apparecchi telefonici a batteria.
Nel 1873 arriva il telegrafo e nel 1904 si inaugura il nuovo cimitero, essendo il vecchio ormai insufficiente.
Giaveno è collegata ad Avigliana, e quindi alla linea ferroviaria Torino-Modane, da una diligenza, ma nel 1883 viene inaugurata la tramvia a vapore Giaveno-Torino che imprime una svolta importante nelle comunicazioni.
A fine Ottocento nascono gli istituti Pacchiotti ed il salesiano Maria Ausiliatrice.
A partire dal Novecento si sviluppa a Giaveno una vivace vita culturale, con gli spettacoli teatrali ed operistici al teatro Politeama Gerardi, aperto nel 1914 e che dopo la Grande Guerra diventa cine-teatro Alfieri. Nel 1926 la città riceve un’importante donazione da parte di Maria Teresa Marchini: il palazzo che è l’attuale sede del municipio, mentre nel ’33 una donazione, da parte di Andrea Fontana, permette di costruire un nuovo ponte (al posto del vecchio a basto d’asino) sull’Ollasio. Durante la seconda guerra mondiale Giaveno resta per diversi mesi, con la val Sangone, libera dall’occupazione nazista, ma questo costa caro: intere borgate rastrellate e incendiate, molti civili trucidati, molti partigiani caduti. In memoria di tutti loro è stato eretto il cimitero di guerra a Forno di Coazze.
Oggi Giaveno ha più di sedicimila abitanti ed è gemellata con Brinkmann (Argentina) e Chevreuse (Francia).

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